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La fede del pokerista vincente

    • cavSilvio
      cavSilvio
      Bronzo
      Presente da: 01-02-2009 Contributi: 509
      Visto che molto di quello che so lo devo a Pokerstrategy...
      In preda al delirio da skizofrenia acuta per sovraesposizione al poker online...scrissi queste due righe, allora è qui che le devo pubblicare...

      Lo Zen e L’arte di giocare a Poker.

      L’iconografia classica del giocatore di poker è quella di una persona impassibile, spietata, che riesce a giocare con la stessa disinvoltura un piatto da 5$ con Scala reale come uno da 1 Milione di $ con una coppia di due.
      Spesso ci chiediamo come fanno i professionisti a fare certe cose, a non battere ciglio di fronte alla peggiore delle bad beat, a continuare a giocare dopo down swing tremendi, beh sembrerà strano, ma c’è una sola parola che spiega tutto questo: la Fede.
      Si la stessa che ha portato i Cristiani ad essere crocifissi e i kamikaze giapponesi a schiantarsi sulle portaerei degli americani, la consapevolezza di fare la cosa giusta, la scelta migliore possibile anche se questo dovesse richiedere un grande sacrificio
      Se vogliamo essere giocatori vincenti, dobbiamo avere fiducia nelle nostre scelte, sembra banale, ovvio, fin troppo scontato, ma è forse la via più difficile anche fuori dal poker.
      La nostra fede dovrà poggiare su fondamenta solide e pilastri robusti, che non permetteranno a nessun fattore esterno o casuale di farla vacillare o peggio crollare, deve essere il nostro sostegno, un rifugio sicuro non una trappola.
      Pertanto bisogna costruirla come si deve, bisogna scegliere le pietre migliori e costruire su di esse, sappiamo che ogni pietra messa fuori dalle fondamenta poggia su un terreno fragile e che prima o poi cadrà, mentre tutto quello che costruiremo sulle fondamenta è solido e ci protegge.

      Ok, ma giochiamo a poker, mica al piccolo muratore…

      Beh, anche la Fede del pokerista vincente ha i suoi comandamenti, i suoi profeti e le sacre scritture.

      A differenza di molti dogmi conosciuti, nel poker possiamo sperimentare e provare sulla pelle quanto detto e scritto, questo ci renderà molto forti. (almeno dovrebbe!).
      D’altro canto se non sperimentiamo fino in fondo che i comandamenti sono i pilastri del nostro credo, poggeranno su fondamenta fragili, sarnno sempre traballanti e con essi la nostra carriera di giocatori.

      A questo punto se vogliamo abbracciare la Fede del giocatore vincente dobbiamo conoscere i comandamenti e accettarli in pieno, se abbiamo dei dubbi che solo uno dei concetti non sia vero, sarebbe bene non giocare affatto a poker, è una scelta molto sensata e nessuno ci condannerà mai per questo.
      Se pensiamo di essere sfortunati o vittime di raggiri, bari o furbacchioni di vario genere, non giocare è sicuramente la scelta migliore, ci sono modi più divertenti per spendere i propri soldi, e soprattutto perché depositarli in un posto dove siamo convinti che ce li ruberanno !
      In verità questo lo abbiamo già fatto aprendo un conto in banca, ma vabbé questo è un altro discorso…

      Se pensiamo di fare molti soldi investendo poco, questa non è la strada; ci sono sistemi con una più alta possibilità (non probabilità!) di farlo, nel poker si vince generalmente quanto si punta, alla lotteria si può vincere anche 1.000.000 di volte tanto.
      Il successo nel poker si raggiunge a piccoli passi, uno dietro l’altro, tutti nella stessa direzione.

      Leggiamo le sacre scritture, i profeti del poker hanno scritto molti libri e ci hanno tramandato le loro esperienze, questi sono i pilastri intorno a cui costruiremo la nostra carriera, sono il metro di misura delle nostra scelte e il sostegno nell’indecisione, ma non basta
      Una volta deciso di diventare un giocatore, la Fede si basa solo su quanto hanno detto i profeti del nostro gioco, abbiamo dei pilastri forti, ma le fondamenta sono ancora deboli.

      Siamo allievi all’inizio di un cammino di fede.

      Prima o poi dubiteremo di quanto è stato scritto, e quel giorno sentiremo vacillare tutto quanto abbiamo costruito fino a quel punto, la varianza scuoterà tutto quello che abbiamo intorno, solo se sapremo dare fiducia ai pilastri che la sorreggono, riusciremo a rinforzare le fondamenta e costruire una carriera più grande.
      Il nostro cammino è scritto, non c’è nulla da inventare, solo i Grandi Mestri possono inventare, e la strada per diventare Grande Maestro è lunga, disseminata di pericoli e finte scorciatoie, e noi siamo solo all’inizio.
      Non è facile seguire il sentiero segnato, ma ci terrà abbastanza lontani dal baratro, ci fa salire sicuri e se siamo abbastanza bravi arriveremo fino alla vetta.

      Il cammino passa per l’esperienza.

      Ogni giorno che passiamo sulla strada del cammino di fede ci rende più forti.
      Ma questo ha un costo, l’esperienza non può essere simulata, giocare play money o in un videogame non ci porteranno da nessuna parte, non si può dare alcun valore a cose che non ne hanno.
      Non ci si può allenare senza gareggiare, come si fa per gli sport “fisici”, possiamo studiare sulle scritture, ma poi dobbiamo mettere in pratica quanto abbiamo studiato.
      Vincere 100$ finti è una vittoria finta, vincerne 2.000.000 vale altrettanto, cioè zero, è solo finzione non si rischia niente e non si vince niente.
      Vincere 10c veri ha molto significato, perché si sono rischiati altrettanti 10c veri, anzi, spesso molto di più e sono un risultato vero, con un valore vero che può essere confrontato e che si mantiene nel tempo.
      Perciò dovremo giocare, mettere i soldi nel piatto e andare avanti.
      Il nostro cammino sarà lungo e faticoso, sempre in salita e se vogliamo raggiungere la vetta sarà sempre più ripido, faticoso e pericoloso…
      Giocare senza sapere come fare è un po’ come tuffarsi nel mare senza saper nuotare, il nostro spirito di sopravvivenza ci potrà permettere di galleggiare, ma sicuramente non andremo da nessuna parte.

      Non fidiamoci solo del nostro istinto.


      Incontrare un pollo fortunato è solo uno dei tanti incidenti che ci potrebbero capitare, e ci farebbero affogare immediatamente. Capire quando l’avversario è forte oppure “mostra forza”, è debole oppure “mostra debolezza” è importante, ma non è tutto.
      Più spesso ci troveremo a giocare mani in cui questo aspetto è poco rilevante, a volte invece lo sarà molto e dovremo saperci comportare bene in tutte le situazioni, remare in favore di corrente anche se vediamo la meta allontanarsi, ma lo faremo solo se sappiamo dove andare, dove catturare la corrente favorevole e risalire, altrimenti resteremo in balia delle onde.
      Read e tells spesso ci danno la sensazione che una mano è vinta o persa, anche se questo va contro la teoria; il giocatore vincente sa sfruttare queste sensazioni, ma prima deve imparare a riconoscerle, non va per istinto animale, lui sa perché ha avuto quella sensazione e ha valutato se ascoltarla.

      Nel tuo cammino saranno svelate alcune Verità, che non sono nascoste, come non sono nascoste le regole del gioco, ma il giocatore perdente non le vuole vedere e il giocatore vincente, invece, le terrà sempre davanti.

      A poker non si vince, si può solo perdere.

      Anche se la nostra fede è quella del pokerista vincente, di quello che i soldi a poker li porta a casa, sappiamo benissimo che i nostri guadagni vengono da ciò che perdono i nostri avversari, noi non vinciamo. Se tutti giocassimo perfettamente, perderemmo il rake, il tempo (che è denaro) e non ci sarebbe nessuno scopo, perché non ci sarebbe nessun vincitore.
      Pertanto il nostro primo obiettivo è cercare giocatori perdenti, più perdenti di noi. Potremo chiamare vincite i soldi persi dai nostri avversari, ma non dobbiamo mai credere che mettendo i soldi nel piatto avremo qualche possibilità di vincere, non è la lotteria, dobbiamo trovare qualcuno disposto a perderne almeno altrettanti.
      Ogni soldo che mettiamo nel piatto è perso, andato, non ci appartiene più, tanti più soldi mettiamo nel piatto tanto più grandi saranno le nostre perdite.
      A volte riusciremo ad indurre il nostro avversario ad evitare il confronto prima di mostrare le carte, e questo ci permetterà di raccogliere le sue perdite, a volte dovremo farlo noi per evitare perdite peggiori.
      Solo la differenza tra le nostre perdite e quelle dei nostri avversari potrà diventare il nostro guadagno.
      Il giocatore vincente sa quanto può permettersi di perdere, si tiene caro il suo bankroll, e la sua disciplina è ferrea, se vede il suo conto diminuire, limiterà ancora di più le perdite, il giocatore perdente invece riempie la valigia del perso per sempre.

      Il giocatore vincente sa che non può permettersi di perdere più dei suoi avversari, che il suo gioco è fatto di vittorie e di sconfitte, il suo guadagno è la differenza tra vittorie e sconfitte, che migliori saranno le sue scelte più numerose le vittorie e più rare le sconfitte, ma a volte subirà grandi sconfitte, vedrà tante sconfitte di fila, ma non sarà mai sfortunato…

      La fortuna non esiste


      La fortuna è una componente che ha sempre “potenziale zero”. Ovvero quello che è un “evento fortunato” per qualcuno è “sfortunato” per qualcun altro, in egual misura, o, in una pluralità di casi, la somma della fortuna dei vincitori è pari alla somma della sfortuna dei perdenti…
      In una lotteria, ad esempio, l’immensa fortuna del vincitore è pari alla somma delle piccole sfortune dei partecipanti.
      Generalmente tendiamo a definire “fortunato” un evento che ha una bassa probabilità di accadere e che ci porta un certo vantaggio mentre è “sfortunato” un’evento con la stessa bassa probabilità e ci porta uno svantaggio.
      Il giocatore vincente sa che se un evento ha una probabilità di accadere, questo accadrà, e che preso un numero sufficiente di mani, accadrà tante volte quante sono scritte nella probabilità che questo avvenga. Se lui si affida solo alla sua memoria, ricorderà solo le mani poco probabili, perché sono “strane” e portano a risultati “strani”, e sarà contento se positivi o scontento se negativi, ma lui sa che sono “strani” e soprattutto accadono raramente perciò non ne tiene conto, le sue scelte sono sui risultati probabili, quelli che accadono spesso e portano su o giù il suo bankroll.
      Allora gioca tante mani, molte di più di quante ne possa ricordare, e solo guardando il suo bankroll saprà se le sue scelte sono giuste o sbagliate.

      Il margine è comunque poco

      Se il gioco del poker è una questione di probabilità e di scelte, la probabilità è uguale per tutti ed è negativa.
      Sia che giochiamo cash sia che facciamo tornei, dovremo sempre spartire una parte, a volte anche significativa delle nostre vincite con la poker room che ci ospita. Pertanto le nostre scelte dovrannoo essere sufficientemente positive da recuperare il rake permetterci un ulteriore margine sugli avversari.
      Le nostre scelte, però non cambiano il destino delle carte, combinazioni improbabili accadranno raramente e combinazioni probabili accadranno frequentemente equamente per ognuno dei giocatori al tavolo. Ognuno dei nostri avversari farà il massimo per fare le scelte migliori, così come faremo noi, ma per quanto inesperti e spregiudicati, avranno capito quali sono la maggior parte delle situazioni favorevoli e quelle sfavorevoli.
      Il nostro edge si misura solo su quella minima parte dove gli avversari non sanno prendere decisioni adeguate e, spesso, solo sulla misura della decisione presa. Pertanto il nostro vantaggio è piccolo, e si misura solo su una piccola parte del gioco, il rake ce ne prende una buona fetta e la nostra capacità di scelta deve essere al massimo, perché perdere è molto facile, vincere è molto difficile.

      Ogni volta che giochiamo una mano recitiamo le preghierine:


      Preghierina Preflop

      Perché chiamo ?
      Perché ho un’equity migliore di quelli che parlano prima di me.
      Perché rilancio ?
      Perché ho un equity migliore di quelli che parlano dopo di me


      Preghierina Postflop
      Perché punto o rilancio?
      Perché una mano migliore della mia possa foldare
      Perché una mano peggiore della mia possa chiamare.
      Perché chiamo ?
      Perché la mia mano potrebbe diventare migliore di quella del mio avversario e il piatto è abbastanza grande per valerne la pena.
  • 8 risposte
    • valentik72
      valentik72
      Bronzo
      Presente da: 10-02-2006 Contributi: 6.180
      Came Back The Berlusca

      O cavaliere bel post , un po' lunghino lo dovra' rileggere :D
    • navigator7709
      navigator7709
      Bronzo
      Presente da: 06-16-2008 Contributi: 6.688
      Un'ora di applausi please! 8)
    • Di4bhal
      Di4bhal
      Bronzo
      Presente da: 03-08-2008 Contributi: 3.860
      grande :D
    • Teodomiro
      Teodomiro
      Globale
      Presente da: 06-05-2008 Contributi: 2.656
      bello ma non mi suona nuovo..
    • Rothko
      Rothko
      Bronzo
      Presente da: 09-03-2009 Contributi: 1.909
      Trovo in contrasto post e nick.

      Complimenti comunque, bello.
      Mi ha colpito perchè anche io associo il poker e lo Zen.

      Ciao.
    • cavSilvio
      cavSilvio
      Bronzo
      Presente da: 01-02-2009 Contributi: 509
      Eheh grazie ragazzi, in effetti le stesse cose si leggono ovunque su PS.
      Le ho solo messe sotto una visuale diversa .... piuuù filosofica ?

      Aloha

      PS. non l'ho postato solo qua.
    • Bertol1
      Bertol1
      Bronzo
      Presente da: 06-11-2007 Contributi: 4.598
      Mi permetto di puntualizzare una cosa che sfugge al tuo discorso... evangelico :)

      Avere fede nei propri princìpi, appoggiarsi ad alcune certezze, è sicuramente giusto, ma la troppa fede può essere un impedimento, può portarci a difendere (senza ragione) le nostre posizioni contro tutto e tutti.
      La cosa in sè potrebbe anche essere giusta, se, come dicono i buddisti, abbiamo raggiunto l'Illuminazione. Ma visto che non è così semplice raggiungere un simile stato, dobbiamo lavorarci sopra e, nel frattenpo, aprire il più possibile la nostra mente a concetti nuovi che in qualche caso possono essere (all'apparenza) in contrasto con la nostra fede.

      Rimanendo in topic cito un passo introduttivo da "Lo Zen e il tiro con l'arco".

      Un professore tedesco di filosofia, Eugen Herrigel (l'autore del libro), nel 1924 fu invitato a tenere dei corsi all'Università Imperiale di Sendia, in Giappone, dove trascorrerà molti anni.
      Vuole essere introdotto allo Zen e gli viene consigliato di imparare una delle arti in cui lo Zen da secoli si applica: il tiro con l'arco.
      Comincia così un emozionante tirocinio... all'inizio con grande pena e sconcerto, dovrà infatti riconoscere prima di tutto che i suoi gesti sono sbagliati, poi che sono sbagliate le sue intenzioni, infine che proprio le cose su cui fà affidamento sono i più grandi ostacoli: la volontà, la chiara distinzione tra mezzo e fine, il desiderio di riuscire. Ma il tocco sapiente del Maestro aiuterà Herringel a scrollarsi tutto di dosso, a restare "vuoto" per accogliere, quasi senza accorgersene, l'unico gesto giusto... quello che fà centro.


      Piuttosto, non sono d'accordo con questa frase

      "Il nostro cammino sarà lungo e faticoso, sempre in salita e se vogliamo raggiungere la vetta sarà sempre più ripido, faticoso e pericoloso…"

      Il cammino è lungo, questo è sicuro, anche faticoso, ma se ci lasciamo condurre dal bankroll nei passaggi di livello... è in piano ;)

      Allo stesso modo sono poco d'accordo, o meglio, prendo con le molle, parole come "Vetta" "Successo" "Vincente". Le concepisco come fine ultimo, la realizzazione di un sogno, ma non necessariamente da raggiungere. Ricordiamoci sempre che non dobbiamo dimostrare niente a nessuno, non ci serve a niente essere "più bravi di...", quello che ci interessa è vincere più di quanto perdiamo, il nostro obiettivo è mostrare un utile. Per cui, ragioniamo in termini di BB e lasciamoci trasportare dal bankroll. Se son rose fioriranno.
    • cavSilvio
      cavSilvio
      Bronzo
      Presente da: 01-02-2009 Contributi: 509
      L'originale di Bertol1Mi permetto di puntualizzare una cosa che sfugge al tuo discorso... evangelico :)

      Avere fede nei propri princìpi, appoggiarsi ad alcune certezze, è sicuramente giusto, ma la troppa fede può essere un impedimento, può portarci a difendere (senza ragione) le nostre posizioni contro tutto e tutti.
      Vero anzi verissimo... per chi pensa di essere arrivato, di essere illuminato... non chi è sul cammino... sulla strada del sapere



      Piuttosto, non sono d'accordo con questa frase

      "Il nostro cammino sarà lungo e faticoso, sempre in salita e se vogliamo raggiungere la vetta sarà sempre più ripido, faticoso e pericoloso…"
      [...]
      vero anche questo, ma quello che volevo dire e che non ho detto... è che non ci sono scorciatoie... chi si allontana dal cammino, corre verso il baratro...

      Comunque grazie per il commento e l'attenta lettura, non volevo fare un trattato... come ho detto l'ho buttato giù così e mi ha divertito molto scriverlo, spero solo che sia stato altrettanto divertente leggerlo.

      Bye